Blog

Che cosa ha sbagliato l’Europa nella strategia vaccinale?

La gestione della campagna vaccinale da parte della Ue, dagli acquisti allo “stop and go” sul vaccino AstraZeneca, è oggi oggetto di due interessanti analisi del New York Times e del Financial Times.

Nelle situazioni di crisi bisogna avere il coraggio di prendere decisioni fuori dagli schemi. Dopo le forti critiche a Stati Uniti e Gran Bretagna per la gestione della prima fase pandemica i due paesi hanno seguito un approccio aggressivo e “out of the box” per assicurarsi i vaccini. Già sotto l’amministrazione Trump USA e Gran Bretagna sono di fatto diventati “partner” delle aziende farmaceutiche finanziando al buio lo sviluppo dei vaccini e delle linee di produzione. Come scrive il NYT si sono così assicurati i primi posti al tavolo negoziale. Cosa è dunque andato storto nella strategia Europea? Secondo il NYT

Non c’è un singolo colpevole. Piuttosto, una cascata di piccole decisioni ha portato a ritardi sempre più lunghi. Il blocco è stato relativamente lento nel negoziare i contratti con i produttori di farmaci. I suoi regolatori sono stati cauti e deliberati nell’approvare alcuni vaccini. L’Europa ha anche scommesso su vaccini che non hanno avuto successo o, significativamente, hanno avuto interruzioni di fornitura. E i governi nazionali hanno bloccato gli sforzi locali nella burocrazia.

Rispetto a Stati Uniti e Gran Bretagna, l’Europa ha perseguito una strategia diversa basata sulla negoziazione “sul libero mercato” partendo (ancora una volta) in netto ritardo e puntando su vaccini meno costosi. Mettendo così di fatto la questione del “prezzo” al centro della propria strategia di acquisto, oltre ad aver puntato su quelli sbagliati.

Prezzo vs vite umane

“La questione del prezzo è stata importante fin dall’inizio”, ha detto Sandra Gallina, la principale negoziatrice dell’Ue per i vaccini, ai legislatori a febbraio. “Stiamo parlando dei soldi dei contribuenti”.

Un approccio sorprendente considerando che vaccinare la popolazione significa salvare vite e far ripartire l’economia. Ma indicativo dell’incapacità dell’Europa di “agire”, come ha dichiarato Jacob Kirkegaard, del German Marshall Fund of the United States:

“In una crisi, diventa sempre chiaro che l’Ue non è un paese”. Il blocco ha affrontato l’approvvigionamento di vaccini come una trattativa contrattuale quando in realtà “era un gioco a somma zero con un’offerta limitata”.

Scrive il NYT:

Ma la spiegazione più importante, quella che ha perseguitato il blocco per mesi, è tanto filosofica quanto operativa. I governi europei sono spesso visti negli Stati Uniti come bastioni liberali e spendaccioni, ma questa volta è stata Washington a gettare miliardi alle case farmaceutiche e a coccolare i loro affari.

Bruxelles, in confronto, ha adottato un approccio conservatore e attento al bilancio che ha lasciato il mercato aperto in gran parte intatto. E per questo ha pagato.

La Svizzera dal canto suo, senza investire direttamente, ha puntato solo sui vaccini di nuova generazione basati su tecnologia mRNA che assicurerà in futuro maggiore rapidità in caso di nuove varianti. Certo più cari ma arrivati sul mercato per primi. Interessante anche l’approccio di Israele che ha siglato un accordo con Pfizer per essere il primo paese ad avere accesso al vaccino fornendo come contropartita i dati medico/clinici. Assicurando così di fatto all’azienda farmaceutica un trial su larga scala.

La crisi del procurement

La questione del procurement è una delle questioni centrali della gestione pandemica, dai famosi DPI ai vaccini, non solo a livello Ue ma anche nel caso specifico dell’Italia. E’ un tema affrontato in dettaglio da @saravalaguzza nell’articolo “La crisi del procurement” in “Lo Stato in Crisi” disponibile in libreria e negli store online a partire dal 23 marzo.

E’ comunque interessante notare come diversi paesi abbiamo perseguito strategie diverse per affrontare un problema comune a tutti, ovvero assicurarsi le dosi di vaccino necessarie per vaccinare tutta la popolazione. Questo per dire che in una crisi c’è sempre la possibilità di effettuare delle scelte. All’epoca si sarebbe potuto giudicare la decisione di USA e Gran Bretagna un rischioso azzardo. Oggi si è rivelata la migliore.

La debacle su AstraZenica

Altro tema cruciale in questi giorni quello affrontato dal Financial Times e relativo alla debacle comunitaria sul vaccino di AstraZeneca. Scrive l’FT.

Gli eventi di questa settimana – posizioni governative altalenanti, messaggi contrastanti da parte dei regolatori, eccessiva cautela da parte dei consulenti scientifici e nuove minacce da Bruxelles sulle forniture – hanno creato un quadro di leader nervosi che perdono i loro nervi mentre la pandemia prende un’altra svolta verso il peggio.

Secondo Rosa Balfour, direttrice del think tank Carnegie Europe citata nell’articolo

“Sembra che tutti stiano rimescolando e accumulando, nascondendo e incolpando”. “Sembra che nessuno abbia davvero il controllo – e non c’è abbastanza fiducia”.

Al centro della debacle in questo caso il ben noto “principio di precauzione”, principio cardine della Ue (fortemente sostenuto dall’Italia) e ormai ampiamente utilizzato per non assumersi responsabilità. La decisione del Ministro della Salute tedesco Jens Spahn di sospendere le vaccinazioni AstraZenca (decisione poi seguita da un gruppo di altri paesi tra cui l’Italia) è stata fonte nella stessa Germania di ampie critiche. Si sarebbe potuto scegliere un approccio diverso, ha commentato Christian Drosten, responsabile del Institute of Virology al Berlin’s Charité Hospital e uno dei principali consiglieri del governo tedesco sul coronavirus:

“Come politici, o come ministero, dobbiamo riconoscere che c’è una pandemia e ci sono altri valori che si devono contrapporre a questo, per esempio il danno collaterale medico che sorge quando la gente non viene vaccinata proprio quando sta arrivando una terza ondata”.

Come spieghiamo ne “Lo Stato in Crisi” gestire una crisi è cosa complessa. In una crisi non ci sono decisioni facili e percorsi chiari da seguire. Bisogna avere la capacità di pensare fuori contesto, di inventare, di essere creativi e di assumersi le proprie responsabilità. Ora, citando Pino Caruso:

Il passato non mi preoccupa, i danni che doveva fare li ha fatti; mi preoccupa il futuro, che li deve ancora fare.

 

 

 

Condividi

No Comments

Leave a Reply

Patrick Trancu a Tutta la Città ne ParlaRadio Lombardia intervista Patrick Trancu