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Crisi Covid-19: Draghi sceglie la discontinuità

L’arrivo di Mario Draghi alla presidenza del Consiglio rappresenta il fallimento dell’attuale classe politica e proprio per questo giunge con un carico sproporzionato di aspettative. Questo è sempre un pericolo. La priorità del neo presidente è chiaramente la gestione del Recovery Fund, motivo per il quale il Presidente della Repubblica gli ha affidato l’incarico di formare il nuovo governo e francamente è una priorità anche per gli italiani considerata la manifesta incapacità della precedente compagine governativa di sviluppare un piano strategico.

Tuttavia focalizzarsi esclusivamente sul Recovery Fund mentre siamo ben lontani dal vedere la fine della crisi pandemica sarebbe un grave errore. Un errore che Mario Draghi sembra aver deciso di non commettere. In meno di 5 giorni il neo presidente del Consiglio ha di fatto liquidato la precedente “gestione” (a patto che tale la si possa chiamare) del duo Giuseppe Conte / Rocco Casalino.

 

Empatia

Un primo elemento di discontinuità che mi sembra valga la pena sottolineare è quello dell’empatia. Nel suo discorso programmatico al Senato Draghi ha parlato subito della pandemia rivolgendo un “commosso ricordo” a chi non c’è più ma anche una partecipazione solidale nei confronti di chi soffre a causa dalla pandemia. Impegno e presa di coscienza delle difficoltà dei cittadini. Parole e toni empatici in netto contrasto con la comunicazione istituzionale di crisi degli ultimi 12 mesi. Un tema questo sul quale tornerò nelle prossime settimane parlando dello Stato in Crisi.

 

Informazione e Comunicazione

Il secondo passaggio interessante è quello che Mario Draghi ha dedicato alla comunicazione.

“Ci impegniamo a informare i cittadini con sufficiente anticipo, per quanto compatibile con la rapida evoluzione della pandemia, di ogni cambiamento nelle regole.”

Anche in questo caso mi sembra si tratti di un cambio di passo, seguito puntualmente dalla nomima della nuova responsabile della comunicazione di Palazzo Chigi, Paola Ansuini, Capo della Divisione Stampa e delle relazioni estere della Banca d’Italia. Persona competente e di fiducia che ha già lavorato in passato per Mario Draghi.

 

La nuova responsabile della comunicazione di Palazzo Chigi, Paola Ansuini

L’arrivo di Paola Ansuini a Palazzo Chigi segna un cambio radicale di rotta: si torna a uno stile comunicativo sobrio, essenziale e istituzionale, in linea con lo stile Draghi. Niente (o quasi) social, gruppi Whatsapp, dirette Facebook o comunicazioni informali tramite canali web. Si comunica solo quando si ha qualchecosa importante da dire.

 

Vuoto in rete?

Si chiede Dino Amenduni in un post su Facebook se

“un governo, e in generale una istituzione, può comunicare ‘poco’ durante una pandemia globale il cui esito è ancora indefinito? Si può passare dalle dirette di Facebook a orari imprecisati, alle indiscrezioni sui decreti legge senza che siano accompagnati da un commento, da una prospettiva, da una ratio politica? In tempi “normali” non avrei avuto alcun dubbio nel ritenere il passaggio dall’eccesso alla scarsezza di comunicazione come una scelta giusta. Ma questi non sono tempi normali. Conte è stato molto criticato per il tono ‘paternalista’, allo stesso tempo i cittadini non sono solamente individui ma sono parti di comunità più o meno estese, e in una fase così drammatica hanno probabilmente bisogno di essere accompagnati, indirizzati, sostenuti anche emotivamente.”

Il quesito è pertinente. Il pendolo sembra essersi mosso da un estremo all’altro e questo potrebbe essere un errore. In primo luogo lasciare “vuoti” di comunicazione significa lasciare spazio ad altri. E conoscendo quanto “gli altri” siano abili a riempirli questa sicuramente non è una buona mossa. In secondo luogo la “ritirata” dai social significa assenza di presidio e impossibilità di raggiungere segmenti della popolazione che oggi comunque dipendono da queste piattaforme per accedere all’informazione.

Palazzo Chigi dovrebbe invece riappropriarsi dei propri canali social per riportarli nel contesto di una corretta comunicazione istituzionale che tuttavia non può essere quella “algida” del ex presidente della BCE. Paola Ansuini è quindi chiamata a trovare il giusto ritmo comunicativo tra diverse piattaforme on e off line, evitando l’approccio monocorde che ha caratterizzato l’ultimo anno, inserendo elementi di empatia e scegliendo così un percorso diverso rispetto a quello “paternalistico” di Giuseppe Conte. Una sensibilità femminile che potrà sicuramente portare un valore aggiunto. Un aspetto questo che approfondiremo a partire dal 23 marzo in «Lo Stato in Crisi».

 

Uno, due, tre… si cambia!

«Ma il tema è comunque più complesso. La discontinuità Mario Draghi la deve perseguire innanzitutto nell’architettura del sistema di gestione di questa crisi». Questo scrivevo il 24 febbraio in risposta al post di Dino Amenduni.

Nell’arco delle ultime 72 ore Mario Draghi ha sostituito i “vertici” della gestione della crisi pandemica. Dato il benservito al Capo della Protezione civile Angelo Borrelli, rapidamente sostituito da Fabrizio Curcio che aveva ricoperto quell’incarico tra il 2015 e il 2017.

 

Il neo capo della Protezione civile Fabrizio Curcio. ANSA/Alessandro Di Meo

Più sorprendente forse la notizia di oggi relativa alla sostituzione del Commissario Straordinario all’Emergenza Domenico Arcuri. Inviso ad una delle forze politiche che sostengono Mario Draghi, Arcuri è stato congedato e sostituto da Francesco Paolo Figliuolo, Alpino e Generale di Corpo d’Armata. Dal 7 novembre 2018 è comandante logistico dell’Esercito.

 

Francesco Paolo Figliuolo, nominato oggi Commissario Straordinario all’Emergenza

Una mossa questa che giunge con 12 mesi di ritardo. La scelta di un militare ed esperto di logistica non solo è una scelta intelligente e di buon senso, considerato lo stato della campagna vaccinale, ma dà lustro alle nostre forze armate che in quest’ultimo anno hanno lavorato silenziosamente e in ombra per fornire il necessario supporto logistico e non solo. La scarsa visibilità comunicativa delle nostre forze armate sotto la presidenza di Giuseppe Conte è un’altro tema affrontato ne «Lo Stato in Crisi».

Questi due cambi al vertice seguono la nomina del Prefetto Franco Gabrielli direttore generale della Pubblica sicurezza, a sottosegretario delegato del presidente del Consiglio per i servizi di informazione e sicurezza. E anche questo è un tema che affrontiamo ne «Lo Stato in Crisi».

 

Cosa possiamo attenderci?

Il cambio di rotta è chiaro. Ora bisogna capire se questi cambi al vertice consentiranno a Draghi di navigare acque più sicure insieme a una squadra all’altezza della sfida.

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